Paradossi e Silenzi (Yoga Reiki PNF Studio Gayatri Monza natyan)

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Paradossi e Silenzi (Yoga Reiki PNF Studio Gayatri Monza natyan)

Messaggio Da natyan27 il Mar Lug 21, 2015 8:17 am

Paradossi e Silenzi
Quando mi dici che desideri un mio parere su di te... o su una particolare cosa che hai fatto... o su una tua opinione... mi concedi anche la libertà di essere sincero o quel che realmente desideri è solo la mia approvazione?
Se le cose stanno così, ti chiedo una piccola cortesia, fammi la domanda, poi scrivimi la risposta che desideri... ti farò un bel copia-incolla e avrai da me la soddisfazione a cui tanto aspiri... poiché non essendoci reale interesse verso il mio pensiero ma solo squisita ricerca nel deliziarsi di essere ammirati ed approvati... senza un copia-incolla di ciò che sei, rischierei di deluderti, e in questi casi, si sa... è preferibile il silenzio.
Quando dici che vuoi parlare con me, in modo del tutto sincero, perdonami se puoi, ma mi sorge spontanea una domanda che proprio non posso trattenermi dal farti:
"Tu lo sai, vero, che per essere sincero con gli altri, bisogna che prima si sia sinceri con se stessi?" Giacché se prima non lo si è con se stessi, si crederà paradossalmente di mostrare una facciata reale della propria immagine, quando invece quest'ultima sarà solo il riflesso, ancora una volta, di un bisogno di approvazione, e quanto più si vorrà essere accettati per quel che non si è, tanto più si ricaverà silenzio o accenni annoiati e alquanto costruiti di solidarietà.
Del resto... se ci si ostina a vedersi per quel che non si è... e si pretende che gli altri ci credano... ed essendo che gli altri... tutti fessi non sono... ahimè... prima o poi si gettano le armi... e si rinuncia a proferir parola... che tanto è persa al vento.
Cattiveria? Isolamento? Emarginazione?
Ma su dai... c'è diletto nel battagliare con i veri nemici... piuttosto che con gli insinceri amici... questi ultimi... dopo un po'... semplicemente annoiano, e non si evitano per cattiveria... solo per non procurarsi di diventare ipocriti e di dire quel che non si pensa per non offender l'altrui vittimistica permalosità.
Quando dici che mi ami... se io non dimostro di amarti e tu soffri della mia felicità... perché quest'ultima non dipende da te, ma dal semplice fatto che, prima di te, amo la vita... ancora una volta mi assale bruscamente una domanda: "Ma quando si ama, non si desidera forse la felicità di coloro che diciamo ai quattro venti di amare?" Come possiamo allora, al tempo stesso, soffrire, se essi sono felici... anche se non lo sono per causa nostra? Se dico che ti amo e sono infelice nel vederti felice, perché non sei felice grazie a me, e finisco per odiarti, ho il vago sospetto che anche qui si nasconda uno dei tanti paradossi della vita, dove il qui lo dico e qui lo nego sono un tutt'uno, e inseparabili passeggiano a braccetto.
Allora... per cortesia... non dirmi ti amo... gradisco maggiormente un tuo silenzio sincero... oppure un... ti amo solo se mi ami anche tu... sennò ti odio! ... ecco... così la cosa mi pare alquanto più reale e vera... adesso ci siamo... un ultimo schizzo e il quadro è finito...
Comunemente, accade spesso, si sa, la gente vuole arrecar dolore a chi il dolore gli procura... anche se tale dolore non viene procurato direttamente e per volontà, ma solo per l'esercizio più che legittimo... di amar la propria libertà.

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