SUL GIUDIZIO (SCHOPENHAUER) ( Yoga Reiki Studio Gayatri Monza natyan )

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SUL GIUDIZIO (SCHOPENHAUER) ( Yoga Reiki Studio Gayatri Monza natyan )

Messaggio Da natyan27 il Gio Ago 20, 2015 2:25 pm

SUL GIUDIZIO
(SCHOPENHAUER)

«In tutto ciò che noi facciamo o non facciamo consideriamo l’opinione altrui quasi prima di ogni altra cosa, e da tale preoccupazione con un’analisi approfondita vediamo nascere quasi la metà di tutti i tormenti e delle angosce da noi provati.» (Aforismi sulla saggezza della vita»)
Il distacco consiste quindi nell’essere indifferenti all’opinione, lusinghiera o meno, che gli altri hanno di noi, a ciò che rappresentiamo per loro. In caso contrario, finiremmo per esistere per gli altri, per compiacerci nel loro sguardo, per sentile il dovere di perpetuare la bella immagine che i loro occhi riflettono. Il distacco si esprime anche nel fatto di non sforzarsi più di far prevalere la propria idea e le proprie opinioni.
La liberazione implica anche la rinuncia al desiderio di trasformare sempre tutto ciò che ci succede in una questione personale. La nostra disponibilità alla lotta sembra invece essere infinita.
Osservate per un attimo lo spettacolo di questo mondo nel quale gli uomini lottano per la propria affermazione e il riconoscimento da parte degli altri, nel quale quasi tutti cerca¬no di non perdere la faccia nello scontro, di dominare, di vincere e di trionfare. Ogni occasione è buona per verifi¬care se abbiamo guadagnato punti: ci valutiamo con¬tinuamente, facciamo costanti paragoni, il nostro valore sale e scende come farebbe un’azione in borsa. Il nostro rivale continua a lottare affinché la nostra immagine venga costantemente sminuita. Allora bisogna dargli una lezione, chiudergli il becco, porre fine all’espan¬dersi della sua influenza, imporsi. Dalle cose più piccole a quelle più grandi, la nostra vita è un perpetuo pretesto per uno scontro: una discussione a tavola, una riunione, una conversazione fra colleghi alla macchina del caffè, un gioco di società, una partita, perfino un incontro d’amore...
Come smettere, quindi, di comportarsi in questa maniera con gli altri, se a loro piace così? L’ unico modo per liberarcene potrebbe essere quello di isolarci e smettere di frequentare i nostri si¬mili? Se noi siamo i primi a mollare la presa, non c’è rischio che gli altri vedano in ciò il segno del loro trionfo, che ci escludano perché ci reputano deboli e perciò sconfitti? Avere questi timori significa non rendersi conto che la pa¬ce conquistata grazie al ritirarsi da inutili e superflue dispute e lotte è la sola vera forza di cui abbiamo bisogno, una pace che dipende dal fatto che ci stacchiamo dalle opinioni degli altri su di noi.
Che importanza ha, infatti, l’opinione del malato che ci rimprovera di non essere intossicati quanto lui, se guarire è l’unico nostro reale obiettivo?

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