La mia prima volta

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La mia prima volta

Messaggio Da natyan27 il Lun Lug 20, 2015 11:42 am

La mia prima volta
Avvenne molti anni fa...
L'anno esatto? Non lo ricordo più!
Ricordo invece che ero partito per l'India carico di speranze di evoluzione spirituale.
Avevo letto libri dal sapore fiabesco, e non sapevo, che quel che mi aspettava, non rispecchiava affatto ciò che i miei occhi avevano incontrato nel principesco inchiostro, scritto da mani incomplete, a volte addirittura fuorvianti.
Mani di coloro che avevano visitato solo ashram, templi, luoghi di culto protetti dalla vera e spaventosa realtà, una verità emarginata dalle pagine dello scrittore, il quale, si limitava a mostrare la delizia surreale.
Ma quella mia prima volta... mi mostrò un libro del tutto differente...
Per ore e ore i miei occhi attraversarono in un silenzioso sgomento le storie di gente e di luoghi che sconvolsero la mia anima.
E con il passare del tempo... e degli anni... ad ogni mio ritorno... il pregare e meditare per l'acquisizione di una mia individuale e personalissima evoluzione spirituale, mi pareva solo una grande e inutile perdita di tempo.
Mi rimbombava nella testa l'aforisma: "Mani che aiutano sono molto più sacre delle bocche che pregano!" ...
Qualcuno cercò di distogliermi da questo pensiero ossessivo: "I poveri ci saranno sempre, non puoi farci nulla, lascia perdere e acquisisci il distacco!"
Risposi a denti stretti: "Certo! Perché non ci sei tu in quelle condizioni, idiota! Altrimenti mi tenderesti la mano come fanno tutti i mendicanti più disgraziati".
E incominciai a pregare e meditare, questa volta, solo per radunare in me le forze necessarie per poter fare almeno la mia piccola parte.
Non ero così stupido da soffrire del delirio di onnipotenza e pensare di cambiare il mondo... ma non volevo nemmeno essere così insensibile da lasciarmi turlupinare da quella parte di incoscienza che ti trascina nella pigrizia mentale trovandoti ogni scusa per evitare di compiere uno sforzo.
Ed è così furba e astuta quell'incoscienza che è capace di ogni sorta di scusante, calcolo, o artificioso architettare, elaborando giustificazioni a non finire, pur di sottrarti alla fatica di un seppur piccolo sacrificio.
Ero partito per cercare Dio, Dei e Divinità... ma vi trovai fame, malattia, miseria e la più angosciante delle povertà.
Mi ci volle tempo per elaborare tutti i dati necessari prima di decidere definitivamente, prima di passare all'azione senza dover scontrarmi con il timore di sbagliare.
Ma oggi non ho più dubbi...
Che ognuno faccia nel mondo quel che più gli si confà... quel che più gli si addice e che ne tragga la massima soddisfazione...
Per conto mio... ciò che mi delizia... è mischiarmi con le ombre oscure di chi viene emarginato...
Che mi si perdoni... la bellezza di una meravigliosa opera d'arte... per me... non sarà mai così attraente quanto invece lo è il dolore che ha ispirato l'artista a dipingere il suo quadro, o il musicista a comporre la sua sinfonia... o il poeta a far sbocciare versi dal suo Cuore...
Chiese, templi, statue divine e luoghi di culto sono opere d'arte bellissime e straordinarie... ma sono nate dal bisogno di soccorrere dolore e sofferenza... mi si perdoni allora... se anziché recarmi in esse... vado dritto dritto laddove ci fu la fonte, la sorgente ispiratrice delle opere più intense e più sentite.
C'è troppa falsa bellezza nell'artista d'accademia che desidera mostrar l'immensa meraviglia... così nelle sue vene... non scorre il sangue del patimento delle pene... bensì il compiacimento di stupire...
C'è vera bellezza... nell'infima bruttezza di chi... mostrandoti l'altra faccia della medaglia... ti sussurra nell'orecchio: "Non potrai fingere a lungo di non vedermi, poiché se mai ti assalirà la fame, la miseria o la struggente sofferenza per ciò che non hai o che hai perduto... il tempo busserà alla tua porta... e mentre per me sarà finalmente una gran liberazione... per te... sarà un orribile distacco".
Perciò... esimio scrittore del volitivo oriente... una cortesia ti chiedo... non ingannar la gente... non lasciare le tue opere incompiute... scrivi per intero quel che è... ma prima di tutto sappi... che per poterlo scrivere... non devi aver paura di conoscerlo.
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