natyan e le donne ( Yoga Reiki Studio Gayatri Monza natyan )

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natyan e le donne ( Yoga Reiki Studio Gayatri Monza natyan )

Messaggio Da natyan27 il Mar Lug 21, 2015 9:37 pm

IL MIRACOLO DI ESISTERE Vol Due

Capitolo Sette

natyan e le donne

Domanda: Abbiamo visto che la maggior parte degli associati dello Studio Gayatri e' di natura femminile, nonostante sembra che stia aumentando notevolmente la frequentazione maschile.
Sono in molti a chiedersi se avere al tuo seguito un gran numero di donne non possa rappresentare un problema sotto diversi aspetti. Qualcuno potrebbe pensare che tu possa approfittarti di tale situazione, in fondo sei pur sempre un uomo, oppure che possano nascere gelosie o pettegolezzi gratuiti, oppure ancora essendo riconosciuta nelle donne una facoltà emotiva molto più sviluppata rispetto a quella degli uomini che possa diventare più difficile per te mantenere un equilibrio comportamentale e relazionale all'interno del gruppo.  

Natyan: prima di rispondere a queste domande desidero parlarvi dei porcospini. Già posso immaginare nei vostri sguardi la tipica espressione di chi strabuzza gli occhi nella sorpresa più totale cercando di capire che cosa mai centrìno i porcospini con i vostri quesiti. Onestamente, se fossi al vostro posto, me lo chiederei anch'io, e non volendo lasciarvi troppo a lungo in sospensione, mi affretto a spiegarvelo. Immaginate che faccia molto freddo, uno di quei freddi che non può essere ammansito con delle stufe da riscaldamento. Che cosa potrebbero mai fare, a questo punto, i porcospini? Potrebbero avvicinarsi per riscaldarsi vicendevolmente.
La cosa funzionerebbe certamente per un certo periodo di tempo, ma dopo un po', gli stessi porcospini dovrebbero allontanarsi tra di loro per evitare che gli aculei diventino troppo pungenti a causa della pressione dell'esagerata vicinanza. Le relazioni umane, non importa se si stia parlando di uomini o donne, sono esattamente così. Ogni individuo cerca, in qualche modo, di avvicinarsi ad un gruppo, formare una famiglia, realizzare un ideale con l'aiuto di altri individui che abbiano nel cuore le stesse propensioni. Ma che cosa succede, inevitabilmente, ovunque? Accade che se non si è capaci di restare uniti, mantenendo al tempo stesso una certa distanza, gli aculei dell'invasione dello spazio altrui, dell'invito a, della gelosie, dell'orgoglio e della competizione, prima o poi, provocheranno profonde ferite. Immaginate ora un professore che insegni in una classe di un liceo. Inizialmente, la sua figura autorevole, incute un certo rispetto e una evidente soggezione. Immaginate ancora che quel professore voglia alleggerire lo stato di soggezione nelle menti dei suoi allievi e inizi a comportarsi da amico. Continuate ora il vostro film immaginativo realizzando che il gesto di avvicinamento del l'insegnante porti i suoi studenti a lasciarsi prendere un po' troppo la mano. Inizialmente, quando il professore insegnava erano tutti zitti e silenziosi. Inizialmente, quando il professore scherzava, gli allievi si limitavano a ridere, sorridere, od annuire. Dopo qualche tempo le cose incominciano a cambiare proprio in virtù dell'avvicinamento. Ora, quando il professore scherza, anche i suoi studenti rispondono spontaneamente con ulteriori battute e barzellette. Piano piano, però, e' nato un grosso problema; ora succede che anche quando parla seriamente l'insegnante non lo possa fare senza essere interrotto da battute ironiche o satiriche, da contrapposizioni immediate espresse senza nemmeno prima avere riflettuto, o più semplicemente da quelle tipiche interruzioni senza senso sfoggiate con l'unico scopo di voler dimostrare agli altri compagni di essere in grado di interloquire con il professore addirittura non come se fosse un suo pari ma un suo subalterno. Mi avete rivolto una domanda in relazione alle donne e se foste già in grado di guardar i dentro scoprireste da soli di avere un bel problema a carattere sessuale, infatti senza tale problema, una domanda del genere non sarebbe nemmeno mai nata poiché, così asserisce la scienza fino a prova contraria da un albero di mele non può nascere una banana. Vediamo insieme, punto per punto, l'analisi di questo fenomeno mentale. Userò le vostre stesse parole.
Qualcuno potrebbe pensare che tu possa approfittarti di tale situazione.
Per quale motivo, per esempio, non mi avete chiesto :  "abbiamo visto che ci sono molte donne, non hai paura che si possano approfittare di te?"
La vostra osservazione rivela un aspetto di natura ancora molto maschilista che vede la donna sempre in un ruolo succube e sottomesso; una donna che non sia capace di difendersi da uno scibile sfruttamento pur trovandosi in grande maggioranza. Inoltre, sfruttamento in relazione a che cosa? Suppongo che, dato che in questo posto e tutto ad offerta libera, l'unica traduzione possibile al termine che avete usato sia di carattere sessuale. Pensate voi dunque che una donna, a meno che non si trovi nel bel mezzo di uno stupro, possa lasciarsi sfruttare accettando di andare a letto con qualcuno pur non volendolo? Credete forse che una donna si conceda senza la sua volontà? Per esempio, una donna che voglia far carriera nel mondo dello spettacolo e che accetti, a tale scopo, di andare a letto con un famoso e rinomato manager, potrà dirsi di essa che è stata sfruttata, o piuttosto che ha patteggiato la sua possibile carriera in cambio del suo corpo? Oh,certo, può darsi che il manager non rispetti il baratto e che dopo aver portato a letto la femmina in questione non le dia nessuna speranza di carriera, ma anche in questo caso possiamo dire che la donna in questione abbia accondisceso ad infilarsi sotto le lenzuola del manager senza la propria diretta volontà?
È chi vuole far carriera non per propri meriti acquisiti sul campo ma scegliendo scorciatoie di natura sessuale, non dovrebbe già conoscere di se stesso una natura sfruttatrice che si appellano per una tale situazione a doti non richieste? Voglio dire, la femmina che si è offerta al manager non stava forse cercando di sfruttare gli appetiti sessuali di quest 'ultimo per avere una carriera immeritata a scapito di altre sue colleghe che invece avevano preferito contare solo sulle proprie forze e sulla proprie capacità? Quindi, da dove nasce tutta la vostra preoccupazione? Forse dal fatto che potrei approfittare del gran numero delle donne presenti per avere una maggiore probabilità che almeno due o tre possano desiderare di venire a letto con il sottoscritto? Anche se così fosse, qualcuno mi potrebbe indicare la natura dello sfruttamento? Non sarà forse allora, per l'ennesima volta, che vedendo la sessualità come quella cosa peccaminosa e raccapricciante da coltivarsi solo nei rapporti matrimoniali abbiate esternato inconsapevolmente un problema che dentro di voi cova tra le ceneri e che non è ancora stato del tutto risolto? I rapporti sessuali sono semplici e spontanee unioni di due corpi (a meno che non si tratti di stupro) e non esiste alcun genere di sfruttamento nel momento in cui le parti sono consenzienti. Qualcuno potrebbe obiettare che esistono anche sfruttamenti a carattere psicologico. Questo e' senz'altro vero, ma si basano tutti sulle promesse in cambio di. Facciamo alcuni esempi. Se vieni a letto con me, ti prometto che ti sposerò, che ti farò raggiungere l'illuminazione, che farai carriera nel mondo dello spettacolo, che ti rimarrò fedele e d'aria per sempre la mia preferita e così via.  A parte il fatto che, essendo ciò che condivido, di natura completamente libera, anche se mi azzardassi a fare una promessa per ottenere l'obiettivo desiderato, trovo che sia alquanto sciocco barattare la sessualità in cambio di qualcosa che non sia il piacere stesso dell'atto amoroso. Mi sentirei, perciò, un idiota per primo io, in questo caso, poiché avrei così poca stima di me stesso da pensare che una donna possa convincerai ad accettare un atto amoroso con il sottoscritto solo se ho qualche altra cosa da offrire in cambio che non sia il piace di stare con me in quel preciso istante. Sarebbe come dire: "Il piacere di venire a letto con te non è affatto sufficiente, mi devi fare anche questo, quello è quest'altro!" Mi sentirei davvero sfruttato se ciò accadesse e se fossi così imbecille da accettare diventerei soltanto uno sfruttatore che sfrutta una sfruttatrice, quindi dove sarebbe il problema dal momento che siamo pari? In questo caso lo si evincerebbe solo nelle menti di chi ritiene la sessualità ancora qualcosa di peccaminoso, che non debba essere utilizzata se non a scopi molto limitati e nelle regole precostituite. Ma io non la penso così, e tutti sanno perfettamente quale sia il mio pensiero, quindi, conoscendo in anteprima il io modo di pensare e' più facile che gli altri mi sfruttino, piuttosto che il contrario, dal momento che io non conosco che cosa passi nella mente di tutti coloro che mi frequentano. Il mio modo di pensare e' come un libro aperto, bello o brutto che sia, buono o giusto che sia, e' limpido e cristallino perché alla portata di tutti. Non è' racchiuso in un'ombra o nascosto in un luogo sperduto del mondo; lo si può trovare nei miei libri, nei miei discorsi, in internet, su Facebook, nei miei filmati, insomma un po' ovunque. Ma io, che cosa so di voi? Io gioco a carte scoperte ma non so nulla del vostro modo di pensare, di credere e di volere. In un combattimento di sfruttamento, secondo voi, chi ha più possibilità di vincere, chi gioca allo scoperto o chi resta quatto quatto, in agguato, e che quindi può colpire come un invisibile cecchino? Vi siete preoccupati poi del fatto che possano nascere gelosie o pettegolezzi gratuiti. Qualcuno di voi sa indicare un luogo nel mondo nel quale non esistano? Questo piccolo centro e' nato proprio per poter aiutare chiunque perlomeno ad arrotondare gli aculei interiori. Se fosse frequentato da persone perfette, questo stesso luogo sarebbe il più grande dei paradossi poiché quando mai la perfezione avrebbe abbisogno di un posto dove poter acquietare i propri inesistenti malesseri?
In quanto all'emotivita' delle donne, beh, non farei di tutta un'erba un fascio, poiché, essendo cambiate le professioni maschili (l'uomo oggi non è più soltanto in mezzo ai campi o a caccia di prede nella giungla) anche i maschi hanno aumentato il loro dosaggio emozionale, dovendo utilizzare molto di più rispetto al passato l'uso della favella. Certamente il maschio mantiene ancora il suo ruolo di ragionatore logico e pratico, ma un tempo passava le giornate in totale silenzio ad arare la terra o andando a caccia o a pesca, mentre oggi è soggetto anche lui a molte pubbliche relazioni e questo lo sta conducendo a compartecipare molto più che in passato delle emozioni del mondo circostante.
Detto questo, ritengo che non sia un grosso problema in quanto la vita stessa ha le sue quattro stagioni e sono tutte esistenti nell'animo umano. Quel che è fuori e' anche dentro. Ognuno di noi può passare momenti di invernale fredda apatia, come altrettanti momenti di bollori estivi passionali. Nel mezzo i tiepidi autunni e le dolci e variabili primavere. È abitudine dell'essere umano lamentarsi di ogni stagione e sembra proprio che non sappia apprezzare nessuna di esse se non in quelle situazioni di proprio comodo.
Lo sapeva spiegare molto bene Seneca filosofeggiando amabilmente dopo aver osservato con attenzione l'animo umano.
Immagina di essere, in un tranquillo giorno di vacanza, seduto comodamente nel tuo salotto. È uno di quei giorni in cui non hai proprio voglia di fare nulla e perfino la noia si affaccia ai tuoi pensieri come la più cordiale ed affabile amica. Fuori piove a dirotto. Ti alzi con un libro sotto il braccio e ti rechi alla finestra ad osservare il mondo immerso nell'acqua benedicendo il fatto che sei protetto dalle tue mura domestiche. Ti senti bene e osservi la scena con distacco dicendo a te stesso: "Cosa c'è di più bello in un giorno tempestoso come questo? Mi posso godere in pace la mia lettura e andarmene a zonzo tra una stanza e l'altra, tra un televisore e un frigorifero, senza che nessuno mi disturbi!".
In una situazione del genere, tutto quello che accade all'esterno viene da te considerato come un evento inoppugnabilmente naturale. Pensi che sia del tutto normale che ogni tanto piova tempestosamente poiché se ci fosse sempre il sole saremmo ben cotti e fritti nonché adattabili ad un pasto quotidiano per non si sa bene chi. Immagina, ora, invece, di aver programmato con i tuoi amici, una settimana prima, di andare in gita al mare in allegra compagnia. Sopraggiunge la domenica tanto attesa. Ti svegli al mattino e fuori dalla finestra la terribile sorpresa; piove a dirotto.
Inveisci, imprechi, maledici il cielo e ti deprimi per non poter soddisfare il desiderio programmato da tempo. Dentro di te non ti senti più di affermare che la pioggia sia un fenomeno del tutto naturale quanto piuttosto una disgrazia che si è intromessa ingiustamente fra te e il tuo tempo libero. Eppure si trattava dello stesso clima che avevi già avuto modo di vivere compiacendoti dell'accadimento. Il problema, perciò, non sono le stagioni emotive di uomini e donne, quanto l'incapacita  di sapere accettare che esistano in modo del tutto naturale. È necessario, quindi, sviluppare sapientemente la sapienza nell'attesa che avvenga il cambio di stagione.
Un giovane dagli istinti passionali si volle iscrivere, un giorno, ad una famosa e rinomata scuola di arti marziali.      
Dopo solo pochi mesi chiese al suo maestro: "Quanto tempo impiegherò a diventare bravo come te?" "Se continuerai in modo costante con gli allenamenti prescritti, saranno sufficienti dieci anni" rispose il maestro. L'allievo si inquietò parecchio: "Dieci anni? Ma io voglio diventare forte come te in molto meno tempo! Quanto ancora dovrò aspettare se raddoppierò gli sforzi durante gli esercizi in palestra?" "Vent'anni!" sentenzio' il maestro.

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